Dubbio amletico
Il dubbio è amletico, e non è solo una questione di cemento e seggiolini: è identità, visione, futuro. Napoli si trova davanti a un bivio decisivo in vista di EURO 2032, che si disputerà tra Italia e Turchia.
A breve l’Italia dovrà selezionare cinque città ospitanti. Alcune sembrano già in pole: Roma, Milano e Torino appaiono solide candidate. Restano due caselle da riempire. Napoli, per storia, cultura calcistica e rappresentanza del Mezzogiorno, dovrebbe esserci. Ma il condizionale, oggi, è d’obbligo.
Il nodo Maradona: fascino eterno, limiti strutturali.
Lo Stadio Diego Armando Maradona (ex San Paolo) è un tempio del calcio mondiale. Qui ha giocato Diego Armando Maradona, qui si è scritta una parte indelebile della storia azzurra.
Negli ultimi anni sono stati effettuati diversi interventi di restyling, ma il problema principale resta: la pista d’atletica.
Secondo i moderni standard UEFA, la distanza tra spalti e terreno di gioco deve essere ridotta al minimo, garantendo un’esperienza “all’inglese”, con pubblico a ridosso dei calciatori. A Fuorigrotta, invece, la pista crea una distanza che penalizza visibilità, atmosfera e conformità ai parametri richiesti per una grande competizione internazionale.
Adeguare l’impianto significherebbe interventi strutturali profondi, complessi e costosi, con tempi strettissimi. Il Comune ha presentato la candidatura e a breve dovrà illustrare il planning con relativo progetto. Ma la corsa contro il tempo è reale.
L’ipotesi stadio nuovo è il progetto del Napoli. Dal canto suo, la Società Sportiva Calcio Napoli spinge per una soluzione radicale: un nuovo impianto.
L’area individuata sarebbe quella di Caramanico, ritenuta idonea per metratura e sviluppo. Un progetto privato, con autorizzazioni snelle, permetterebbe – secondo le intenzioni – di realizzare uno stadio moderno, funzionale e conforme ai criteri UEFA.
Uno stadio di nuova generazione significherebbe: spalti attaccati al campo, struttura pensata per eventi 7 giorni su 7, aree commerciali e hospitality, sostenibilità economica e ambientale. Un vero “gioiello” che proietterebbe Napoli nel futuro.
Il dilemma del Comune e’ un altro aspetto da considerare. Se il Napoli dovesse trasferirsi in un nuovo impianto, lo Stadio Diego Armando Maradona, anche ristrutturato, rischierebbe di essere poco utilizzato e quindi economicamente difficile da sostenere.
Il Comune è consapevole che un impianto moderno vive se è sfruttato quotidianamente: concerti, eventi, turismo sportivo. Senza il suo principale utilizzatore, il rischio sarebbe di avere una cattedrale nel deserto.
Una scelta che va oltre il calcio.
La querelle va avanti da tempo, tra romanticismo e pragmatismo.
Da un lato c’è la storia, il simbolo, il nome di Maradona inciso nell’anima della città. Dall’altro c’è la necessità di stare al passo con il calcio europeo, con infrastrutture all’altezza delle grandi capitali sportive.
Napoli dovrebbe essere tra le cinque città di EURO 2032. Lo merita per passione, per tradizione, per centralità nel Sud Italia. Ma ora servono decisioni rapide, concrete e condivise.
Per il bene della città.
Per il futuro della Società Sportiva Calcio Napoli.
Per i tifosi.
E per l’immagine di Napoli nel mondo.
Il tempo delle discussioni sta finendo. È il momento delle scelte.
Forza NAPOLI SEMPRE COMUNQUE DOVUNQUE !
Felice Mingione
