Il dopo-Gravina ha già un nome forte: Giovanni Malagò.
Al termine dell’assemblea milanese della Lega Serie A, il fronte dei club si è mostrato quasi compatto nel voler affidare le chiavi della Federazione all’attuale numero uno del CONI, considerato il profilo ideale per gestire questa delicata transizione.
I numeri della candidatura
Nonostante si cercasse il plebiscito, la votazione ha restituito un’ampia maggioranza ma non l’unanimità:
18 club su 20 hanno sottoscritto ufficialmente la candidatura.
11 voti era la soglia minima per l’ufficialità, ampiamente superata.
Lazio e Verona (rappresentate da Claudio Lotito e Italo Zanzi) sono le uniche due voci fuori dal coro.
La resistenza di Lotito e Zanzi non è legata al nome di Malagò, verso il quale hanno espresso stima, ma a una questione di metodo. Secondo Lotito, prima di scegliere l’uomo serve una riforma strutturale profonda, arrivando a proporre la nomina di un commissario e la riscrittura della legge 91 del 1981, ormai ritenuta obsoleta.
Le voci dei protagonisti
Il presidente Ezio Simonelli ha confermato che Malagò sarà invitato a breve per un confronto sui programmi. Sostegno convinto arriva anche da Beppe Marotta, che vede in lui un manager esperto capace di interpretare le reali necessità dei club.
L’ombra di Giancarlo Abete
Mentre la Serie A accelera su Malagò, si scalda anche la pista alternativa che porta a Giancarlo Abete. Sostenuto dalla LND (Lega Nazionale Dilettanti), l’ex presidente federale è pronto a scendere in campo, chiedendo al proprio direttivo un mandato formale simile a quello ottenuto da Malagò dai club della massima serie.
La partita per la poltrona più alta di via Allegri entra ora nel vivo: le prossime settimane saranno decisive per capire se si arriverà a un accordo sui programmi o a uno scontro frontale tra le diverse anime del calcio italiano.
Il Napoli è spettatore interessato anche e soprattutto per un semplice motivo: un indiziato alla panchina della nazionale azzurra per Malagò è mister Antonio Conte.
Felice Mingione
